Fava Cottoia di Leonforte
“Fava cotuògna”
Cu mancia favi, campa — chi mangia fave, vive.
Vicia faba L. var. major
Descrizione
La fava cottoia di Leonforte si distingue per il tegumento sottilissimo che la rende eccezionalmente cuocibile — da qui il nome dialettale 'cotuògna', che cuoce bene. Il seme è grande, piatto, di colore verde-biancastro da fresca e beige-avorio a secco. Cuoce in circa la metà del tempo rispetto alle fave comuni, ed è tra le più digeribili in assoluto.
Storia e Origini
Coltivata nell'area di Leonforte da almeno 400 anni, questa varietà si è selezionata nei terreni argillosi ennesi tra i 500 e gli 800 m s.l.m. Il suo isolamento geografico nel cuore della Sicilia interna ha preservato il germoplasma originale, tramandato di generazione in generazione dai contadini del latifondo. Quasi scomparsa negli anni '80, è stata salvata dal Presidio Slow Food istituito dalla Fondazione per la Biodiversità.
Zone di Produzione
Leonforte (EN) e comuni limitrofi: Assoro, Agira, Regalbuto, Nissoria. Quota 500–800 m s.l.m., terreni argillosi profondi.
In Cucina
- ▸Maccu di favi — purea densa con olio extravergine e finocchietto selvatico, piatto rituale di San Giuseppe
- ▸Fave a crocchia — fave fresche cotte con cipolla e olio
- ▸'Nfigghiulata di fave — pasta di pane farcita con fave e cicoria
- ▸Insalata di fave fresche con pecorino primo sale, menta e limone
- ▸Fave saltate con guanciale siciliano
Curiosità
Il maccu di favi veniva preparato la vigilia di San Giuseppe (18 marzo) e distribuito gratuitamente ai poveri del paese: un atto di carità comunitaria codificato dalla tradizione religiosa.
La fava cottoia cuoce in circa la metà del tempo rispetto alle fave commerciali grazie al tegumento sottilissimo.
Leonforte custodisce un secondo Presidio Slow Food: la pesca tardiva. Due eccellenze della biodiversità ennese in un solo paese.