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Lëgumi di SiciliaA Ricchizza d'a Terra
Presidio Slow Food

Fava Cottoia di Leonforte

In siciliano: Fava cotuògnaVicia faba L. var. major

Chi mangia fave, campa.
Zona
Enna
Stagione
Primavera
Tutela
Presidio Slow Food
Semi di fava (Vicia faba)
Foto generica della specie, non della cultivar siciliana — Stefan Lefnaer · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0

Descrizione

La fava cottoia di Leonforte si distingue per il tegumento sottilissimo che la rende eccezionalmente cuocibile — da qui il nome dialettale cotuògna, «che cuoce bene». Il seme è grande, piatto, di colore verde-biancastro da fresca e avorio a secco. Cuoce in circa la metà del tempo rispetto alle fave comuni ed è tra le più digeribili.

Storia

Coltivata nell'area di Leonforte da almeno quattrocento anni, questa varietà si è selezionata nei terreni argillosi ennesi tra i 500 e gli 800 metri. L'isolamento geografico nel cuore della Sicilia interna ha preservato il germoplasma originale, tramandato di generazione in generazione dai contadini del latifondo. Quasi scomparsa negli anni Ottanta, è stata salvata dal Presidio Slow Food.

Dove si coltiva

Leonforte (EN) e comuni limitrofi: Assoro, Agira, Regalbuto, Nissoria. Quota 500–800 m s.l.m., terreni argillosi profondi.

In cucina

  1. IMaccu di favi — purea densa con olio extravergine e finocchietto selvatico, piatto rituale di San Giuseppe
  2. IIFave fresche cotte con cipolla e olio
  3. III'Nfigghiulata di fave — pasta di pane farcita con fave e cicoria
  4. IVInsalata di fave fresche con pecorino primo sale, menta e limone

Curiosità

Il maccu di favi veniva preparato la vigilia di San Giuseppe, il 18 marzo, e distribuito gratuitamente ai poveri del paese: un atto di carità comunitaria codificato dalla tradizione religiosa.

Leonforte custodisce un secondo Presidio Slow Food, la pesca tardiva: due eccellenze della biodiversità ennese in un solo paese.

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